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Perla del Garda, a Merano nel segno del bio

Prandini Tonni

Il Lugana biologico conquista il Merano Wine Festival con Perla del Garda: la cantina di Lonato è stata selezionata con due vini per l’edizione 2018 del prestigioso evento enologico, in programma dal 9 al 13 novembre, dove si presenterà il Lugana Bio 2017 e il metodo classico Settimo Cielo, entrambi premiati dalle rigorose commissioni d’assaggio.

“Per noi è un onore essere presenti ad una manifestazione ormai sempre più determinante nel mondo del vino di alta qualità – racconta Giovanna Prandini, al vertice dell’azienda con il fratello Ettore, eletto in questi giorni presidente nazionale di Coldiretti -. Non certo una fiera, quanto semmai una selezione rigorosa di eccellenze nazionali: esserci rappresenta un riconoscimento importante ad un percorso di crescita senza compromessi non solo sul fonte qualitativo ma anche su quello della sostenibilità ambientale”.

Particolarmente significativo in questo senso l’Award attribuito per il secondo anno consecutivo al Lugana Bio: etichetta di particolare valore simbolico i cui successi hanno rafforzato la decisione di intraprendere un processo di conversione globale biologica che riguarderà l’intero vigneto, salito ormai a 34 ettari complessivi dai 23 originari, dei quali 8 già certificati.

“Un passo per noi importantissimo, che abbiamo deciso di intraprendere con la consulenza del gruppo agronomico SATA ed in particolare di Marco Tonni, ormai una garanzia in materia di biologico non solo in Lombardia ma a livello nazionale: dalla verifica delle esperienze effettuate negli anni passati abbiamo maturato la decisione di avviare la conversione per l’intera tenuta, un piano quinquennale per arrivare ad una produzione 100% certificata.  Nell’attesa amplieremo la gamma con il Madre Perla 2016 bio: un Riserva che presenteremo ufficialmente  a Vinitaly 2019”.

Scelta per altro non comune, quella del bio in Lugana. “Per noi non è un atto ideologico, vogliamo sperimentare ed osare in un percorso di ricerca serio e trasparente che contempli anche la valutazione di tutti gli aspetti legati all’impatto ambientale tenendo fede alla nostra sfida qualitativa originaria: ambivamo fin dagli inizi a diventare un’eccellenza del Lugana, oggi siamo gli unici a declinarlo in tutte le tipologie con ben sette etichette che rappresentano il 90% della produzione”.

Perla del Garda è oggi una realtà da 150 mila bottiglie, in forte crescita sui mercati esteri con una quota export arrivata quest’anno a sfiorare il 37% del giro d’affari complessivo contro il 20% del 2017.

“La crescita dei volumi ci ha portato ad aprire maggiormente ai mercati di lingua tedesca dove abbiamo quasi raddoppiato le vendite: motivo di grande soddisfazione, anche in prospettiva futura considerato che l’obbiettivo è quello di crescere ulteriormente ed arrivare a quota 200 mila bottiglie”.

Nell’attesa, la vendemmia 2018 si è chiusa con un bilancio molto positivo.

“Una campagna straordinaria dal punto di vista quantitativo, e crediamo anche da quello qualitativo: stiamo componendo le cuvée dei vini che presenteremo sul mercato da gennaio 2019, sembrano esserci davvero tutte le condizioni per una grande annata, capace di esaltare la forte connotazione di un terroir in zona collinare che si esprime in modo diverso rispetto alle zone argillose vicino al lago: il nostro scheletro di terreni sassosi e poco ricchi di acqua portano in bottiglia caratteristiche di mineralità e sapidità che si traducono in un’identità di complessità e piacevolezza divenuta ormai un po’ il nostro marchio di fabbrica”.

Nella foto: Giovanna Prandini con l’agronomo Marco Tonni

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