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Ca’ Lojera, il Lugana secondo Ambra e Franco

tappi

Si definiscono “vignaioli per caso”: forse perché agli inizi, quando si sono trovati alle prese con la loro prima vendemmia, Franco ed Anna Tiraboschi di vino sapevano poco o nulla. Erano arrivati alla Rovizza di Sirmione a metà degli anni ’70, poco prima del loro matrimonio. Lui lavorava sempre in campo agricolo ma nel settore della zootecnia, lei veniva dal mondo delle automobili. Insieme, sono diventati una delle coppie simbolo del Lugana. Anche se non amano farsi fotografare e preferiscono affidare la loro rappresentazione simbolica a due tappi. Perché alla fine il vino hanno cominciato a farlo ed amarlo, dopo aver prodotto prevalentemente frutta e verdura per 13 anni. Nel 1989, la decisione di piantare i primi vigneti nacque esclusivamente sulla base dell’idea di ampliare l’attività alla vendita di uva. Ma nel 1992, anno della prima raccolta, il Lugana non era ancora il vino-fenomeno richiesto su tutti i mercati internazionali: il mercato dell’uva a bacca bianca era in crisi, così Franco ed Ambra decisero, non senza un briciolo d’incoscienza, di diventare produttori di vino, con un colpo di testa che poteva sembrare un azzardo, e che invece si è rivelato un’intuizione azzeccatissima.

 

BS - CA' LOJERA

Oggi, Ca’ Lojera è fra le insegne di maggior prestigio del Lugana, con una produzione da 120 mila bottiglie ottenute dalle uve di 18 ettari di vigna. “Da quattro o cinque anni abbiamo raggiunto l’equilibrio produttivo che abbiamo sempre inseguito – racconta Ambra Tiraboschi -. Sognavamo di riuscire a mettere in bottiglia tutta la nostra uva, ed infine ci siamo riusciti. Certo, partire dal nulla come abbiamo fatto noi non è stato facile, soprattutto in una zona in cui il prodotto, almeno fino a 15 anni fa, non era apprezzato come oggi. Abbiamo dovuto imparare a fare il vino ma anche a venderlo: come conseguenza è maturata la necessità di girare il mondo, compito che mi sono presa io mentre Franco ha continuato ad occuparsi  della parte tecnica ed agricola, anche se ci siamo sempre confrontati su tutto in ogni momento”.

La gamma aziendale vede dominare il classico Lugana Ca’ Lojera, con ben 90 mila bottiglie prodotte all’anno. Un vino di grande successo, che nasce esclusivamente da uve aziendali prodotte alla Rovizza di Sirmione.

“Franco dice sempre che la nostra grande fortuna sono queste vigne a ridosso del lago, cresciute su argille bianche e prive di ciottoli tipiche del nostro territorio, cui si deve quella vena minerale molto marcata e ricercata – spiega Ambra -.  L’80% del nostro lavoro nostro si svolge in campagna: non c’è nessuna operazione in cantina a parte un’attenzione maniacale alle fermentazioni. In fondo la terra può fare molto più di quello che facciamo noi”.

Ci sono anche altre 12 mila bottiglie equamente suddivise tra il Lugana Riserva ed il Vendemmia Tardiva “Riserva del Lupo”, prodotto da uve botritizzate, particolarmente noto ed amato dagli appassionati delle versioni più evolute e complesse del famoso bianco gardesano. Il “portfolio” Ca’ Lojera si completa con 15 mila bottiglie di un singolare rosato da uve Cabernet Sauvignon e Merlot, ciascuna al 50%, coltivate su un appezzamento aziendale a Ponti sul Mincio, oltre che con due rossi (Cabernet e Merlot). L’export, in controtendenza con le performance medie del territorio, è contenuto ad una quota non superiore al 40%.

“Fortunatamente le richieste che abbiamo sono superiori alla nostra disponibilità, e per motivi di soddisfazione personale abbiamo preferito privilegiare il territorio nazionale – racconta Ambra -. Nel mondo del vino i nostri numeri sono quelli di una piccola realtà: e noi siamo convinti sia importante esserci sul territorio dove produci”.

Un buon modo per conoscere i vini di Ca’ Lojera può essere quello di cominciare dall’agriturismo aziendale, dove Franco e Ambra propongono ristorazione il sabato sera e la domenica a pranzo: la carta è fatta di piatti semplici ma curati come il Risotto al Lugana, ormai divenuto un classico, o le Tagliatelle al sugo di verdure, tutti ovviamente da gustare abbinati ai vini dell’azienda.

“In cantina vendiamo direttamente al cliente finale quasi il 15% della nostra produzione totale – riflette Ambra -. E’ un aiuto enorme. Ma anche un’opzione di cui la nostra zona ha molto bisogno. Le nostre sono aziende gestite da famiglie e con i riscontri ottenuti dal Lugana negli ultimi anni ritengo sia necessario impegnarsi per essere all’altezza delle esigenze dei consumatori, per esempio con le aperture domenicali che sono fondamentali come del resto l’accoglienza in azienda soprattutto nel periodo estivo. Credo che sotto questo punto di vista sia necessario un passo avanti per tenerci stretto chi si è convertito a noi. Siamo custodi di una terra che ha un grande potere emotivo: e chi la visita poi restituisce a noi la medesima emozione”.

A 23 anni da quella prima vendemmia che ha cambiato la loro vita, il bilancio di Franco e Ambra è positivo. “Stiamo attraversando un periodo molto bello della nostra storia – conclude lei-. Abbiamo ancora il ricordo delle tante difficoltà passate: oggi ci godiamo questo momento molto equilibrato, ma abbiamo ancora voglia di progettare per il futuro”.

 

LA BOTTIGLIA

Da provare naturalmente tutti i Lugana, con un’attenzione particolare alla Riserva del Lupo, che nasce da uve raccolte tra ottobre e novembre con botrytis nobile ed arriva sul mercato dopo due anni di affinamento in casca d’acciaio ed un minimo di sei mesi di riposo in bottiglia. Da provare con il pesce crudo, oppure nelle conversazioni del dopo cena.

 

1 Comment

  • leggere la nostra storia è un poco come riviverla, grazie Claudio per averla voluta condividere e, in ogni caso, che siano sempre la Lugana e il Lugana i veri protagonisti !

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