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Il mondo ha sete di rosé italiani (e del Garda)

Rosé

Tutto il mondo vuole bere rosa e italiano. Mentre in Italia si fa ancora fatica a trovare una carta dei vini con una buona selezione di rosé ed i consumi sono sostanzialmente stazionari. E’ il controverso quadro emerso dal convegno di Italia in Rosa “Da moda a denominazione: coma cambia il mercato dei rosé”, organizzato dal Consorzio Valtènesi nella sede di villa Galnica a Puegnago in occasione del decennale della manifestazione.

Ospite d’onore Jean Marc Ducasse, buyer managaer che ha raccontato l’esperienza di Pink, il rosé festival di Cannes, novità assoluta nello scenario delle rassegne dedicate al drink pink cresciute nell’ultimo decennio nel solco aperto proprio da Italia in Rosa a Moniga. Nella sua prima edizione del febbraio 2017 la manifestazione francese ha ospitato 78 buyer provenienti da 31 Paesi: ebbene, le loro richieste hanno visto primeggiare proprio l’Italia con una percentuale del 24% rispetto ai due altri grandi Paesi produttori, Francia e Spagna. Veneto, Puglia, Abruzzo e Lombardia con la Valtènesi le regioni in pole position. E tutti i buyer hanno lamentato proprio la mancanza di etichette da alcune aree d’Italia, chiedendo una maggior presenza di cantine della Penisola ed in particolare proprio dal lago di Garda.

Sulla scorta di questi risultati, Ducasse ha spronato i produttori italiani e gardesani a credere di più in un prodotto vincente. “Il fascino del Made in Italy ha ancora un appeal straordinario – ha detto -.  Però ci vuole uno sforzo maggiore in termini di comunicazione per rafforzare l’immagine e la penetrazione dei rosè italiani e cogliere le prospettive straordinarie offerte al momento dal mercato”.

I dati sono del resto impressionanti. Basti pensare che tra il 2002 e il 2014 il consumo mondiale dei rosati ha superato la soglia del 10%, con performance straordinarie sia in Francia, +43%, che negli Usa, dove la crescita è stata del 40%. Per non parlare di Paesi come il Regno Unito, dove, pur partendo da quote molte basse, l’incremento nel medesimo periodo è stato del 250%. Si sono registrate forti crescite anche in Canada, + 120%, o Hong Kong, + 250%. Mentre in Italia si registra una sostanziale stabilità. “Un peccato, considerata la richiesta in crescita in tutto il mondo – ha detto Ducasse-. Ma questo deve essere un invito a lavorare con maggiore convinzione sulla promozione di un prodotto che ancora oggi è in effetti poco presente nelle carte dei ristoranti nazionali, specie in raffronto a quanto succede all’estero”.

Conferme in questo senso sono arrivate da Jlenia Gigante di deGusto Salento, associazione di 18 produttori impegnata nella valorizzazione del Negramaro, ospite quest’anno di Italia in Rosa, che a sua volta ospiterà i produttori della Valtènesi a Roséxpo a Lecce (8-10 giugno) con una masterclass dedicata.

“Da noi il Rosato non è stato mai una moda, noi siamo i primi consumatori del nostro vino ma arrivare nelle carte dei ristoranti e sugli scaffali delle enoteche è durissima – ha detto Jlenia Gigante, rappresentante del sodalizio che rappresenta un volume di circa 500 mila bottiglie -. Con Roséxpo abbiamo voluto creare un evento meno strettamente legato alle dinamiche del territorio creando un format capace di veicolare maggiore attenzione sui nostri prodotti circondandoci di etichette provenienti da altre aree d’Italia ed anche dall’estero. Cerchiamo da quattro anni di dare una comunicazione sempre diversa, per offrire una nuova idea di appeal capace di richiamare un pubblico di winelover, stimolare i millennial, appassionare i consumatori curiosi ma ancora poco documentati”.

Un percorso affine a quello intrapreso da Italia in Rosa, che per il Consorzio Valtènesi rappresenta oggi senza dubbio il momento più importante in cui raccontare il territorio, la sua identità ed i suoi progressi.

“C’è ancora tanto lavoro da fare per dar forza al movimento italiano dei vini rosa – ha concluso il presidente Alessandro Luzzago -. Serve consapevolezza per capire che abbiamo in mano un prodotto importante. Certo, c’è chi arriva al rosé trainato dalle mode e dall’aumento dei consumi, e ci sono zone con caratteristiche nobili che noi vogliamo sottolineare. Ed è soprattutto con queste aree che vogliamo fare rete, con chi ha storicità, con chi ha un’uva autoctona destinata alla produzione di rosé, con chi può vantare elementi che hanno prodotto un savoir faire che è sinonimo di storicità e qualità, partendo dal rapporto con l’altra grande doc del Garda, il Bardolino, sul quale abbiamo grandi aspettative. Ma queste sinergie non possono prescindere dalla consapevolezza che per noi la priorità è soprattutto quella di essere forti sul nostro territorio. Da qui nascono ad esempio iniziative come Passione Valtènesi, un progetto di alleanza con i ristoranti del territorio che devono diventare i primi ambasciatori del nostro lavoro”.

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