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La Torre, Groppello per vocazione

Cascina La Torre2

Il Groppello, come noto, è il principale vitigno autoctono della Valtènesi, sulla sponda bresciana del lago di Garda: un patrimonio che viene comunemente suddiviso in due biotipi, ovvero il Gentile ed il Mocasina. E proprio a Mocasina, frazione di Calvagese della Riviera, ha sede dal 1925 l’azienda agricola La Torre, una tenuta da 22 ettari, 10 dei quali vitati, il resto a seminativi o superficie boschiva, che nel tempo si è specializzata proprio nel ceppo varietale che prende il nome da questa piccola frazione, al punto da diventare punto di riferimento dei vivaisti per la riproduzione di barbatelle di questa varietà. Alla guida della cantina c’è oggi Attilio Pasini, omonimo del nonno fondatore, alla guida dal 1986 di una realtà che ha modificato nel tempo la sua fisionomia fino a trovare la priopia vocazione nella produzione di vini rossi.

“E pensare che la nostra prima produzione in bottiglia, che risale al 1964, era un vino bianco ottenuto da uve Riesling Renano che per altro coltiviamo ancora – racconta Pasini -. In seguito però ho voluto radicalmente modificare l’impostazione dell’azienda. Quando ho cominciato, ormai quasi trent’anni fa, non c’erano più di cinque ettari di vigna: ho raddoppiato la superficie vitata, ripiantando con forme di allevamento più moderne, finalizzate a ridurre la produzione per ceppo a non più di un chilo e mezzo di uva, infittendo fino ad arrivare a 6000 ceppi ettaro, e puntando tutto sugli uvaggi rossi del territorio, che oggi praticamente rappresentano il 90% del patrimonio vitato con il Groppello Mocasina a fare ovviamente la parte del leone”.

Attilio

Oggi La Torre produce annualmente una media di 900 quintali di uva, che danno 500 ettolitri di vino, per un totale di 50 mila bottiglie suddivise in ben otto etichette, con una netta prevalenza di vini rossi di media struttura tra cui spicca in particolar modo il Groppello Mocasina (Doc Garda Classico), forse il vino che rappresenta maggiormente l’identita de La Torre.

“E’ prodotto con il 90% di uve Groppello di Mocasina, che rispetto al Gentile ha un patrimonio più elevato di tannini, antociani, di note minerali – spiega Pasini -. Noi cerchiamo di evidenziare queste proprietà con un contatto mosto-buccia particolarmente prolungato finalizzato ad esaltare le note minerali e di salinità che sono il patrimonio tipico che identifica il Groppello. Il resto dell’uvaggio è rappresentato da un 10% di Marzemino, per aggiungere una maggiore sensazione di struttura e di colore. E’ un vino che in fase giovanile ha un profilo fresco e fruttato, ma noi preferiamo presentarlo nella sua versione più evoluta, con prevalenza di note speziate che possono ricordare un affinamento in legno anche se in realtà viene prodotto unicamente in acciaio inox. Attualmente stiamo commercializzando la vendemmia 2011”.

Per essere un’azienda “red oriented”, La Torre ha già avuto stranamente modo di distinguersi negli ultimi anni anche per un interessante metodo classico prodotto con uve chardonnay 100% in cuvée di almeno due vendemmie, fermentato in una suggestiva cantina sotterranea ad una temperatura costante di 12 gradi che, come spiega Pasini, “contribuisce a rallentare il processo consentendo all’anidride carbonica di amalgamarsi meglio nel vino e di maturare un prodotto particolarmente delicato, con bolla molto fine, dopo una permanenza sui lieviti dai 18 ai 30 mesi di lieviti. Ne produciamo 10 mila bottiglie, tutte lavorate manualmente dal remouage alla sboccatura”.

Germania, Lituania, Cina, Giappone, Singapore sono i Paesi dove già si bevono i vini de La Torre, anche se solo il 15-20% della produzione viene commercializzato all’estero: una percentuale che Pasini vorrebbe incrementare nell’immediato futuro, consolidando al tempo stesso un mercato locale concentrato principalmente in Lombardia. Ma La Torre (a proposito: il nome viene da un antico torrione ancora riconoscibile nelle vicinanze, posto a baluardo del fiume Chiese) è anche un’azienda con agriturismo particolarmente orientata all’accoglienza.

“Siamo aperti praticamente sette giorni su sette – racconta Pasini-. Riceviamo anche gruppi su preavviso, proponiamo serate a tema in cantina con abbinamento ai cibi, corsi di avvicinamento al vino nei mesi di febbraio e marzo, e da ormai quasi dieci anni organizziamo la  rassegna Il Groppello a spasso nella cucina bresciana con la collaborazione dei ristoranti locali. Le vendite in cantina aiutano, ma riguardano soprattutto i turisti. Ora però vorremmo ampliare la penetrazione sui mercati esteri: abbiamo contatti sia in Repubblica Ceca che negli Stati Uniti, abbiamo già spedito le campionature. E’ una grande soddisfazione portare nel mondo un po’ della tipicità delle nostre terre”.

 

LA BOTTIGLIA

 

Del Groppello Mocasina e del brut La Torre abbiamo già parlato. L’altra chicca firmata La Torre è il Garda Classico Rosso Superiore Il Torrione: sono solo 5000 bottiglie,

che nascono da un assemblaggio di uve Marzemino (70%) appassite in vigna e vendemmiate manualmente ad inizio novembre, e Groppello di Mocasina (30%) raccolte in regime di maturazione tardiva verso il 20 di ottobre. Dopo la pressatura, il mosto viene sottoposto ad una fermentazione a cappello galleggiante per 20 giorni con un contatto molto prolungato con le bucce: lavorato in inox per due anni, passa in legno (sia barrique che botte grande) per altri due anni, e riposa in bottiglia per sei mesi. Passano quindi almeno cinque anni dalla vendemmia prima dell’approdo sul mercato: l’annata attualmente commercializzata è il 2007 ed il 2014, per le note complicanze meteorologiche, non è stato prodotto. Il risultato è un rosso da meditazione, particolarmente complesso, da provare in modo particolare nell’abbinamento con formaggi di lunga stagionatura.

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