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Le Gaine, il senso di Bedizzole per il vino

Gaine

E’ una storia che parte dagli anni ’50 ma che ancor oggi punta su un assunto fondamentale: lo stretto legame con un territorio, quello del comune di Bedizzole, che negli anni ha avuto modo di esprimere tutto il suo potenziale nella produzione di vini di qualità. Le Gaine è l’azienda che Paolo Cottini conduce insieme al fratello Giovanni (attuale sindaco di Bedizzole) nella campagna che si estende fra le frazioni di Cantrina e Macesina: siamo praticamente sulla porta d’ingresso verso i più celebri e rinomati comuni del lago di Garda, in un territorio forse periferico rispetto alla Riviera ma dove l’attività vitivinicola è sempre stata anticamente presente. Ed i Cottini di vino si sono sempre occupati: il nonno di Paolo lo commerciava come carrettiere, mentre il padre Giuseppe si è diplomato in enologia ad Alba negli stessi anni in cui nella cittadina piemontese studiava anche il papà della Franciacorta Franco Ziliani. E’ stato lui ad avviare negli anni ’50 una cantina commerciale nel centro del paese: comprava uva e vino, e negli anni ’80 ha anche cominciato a piantare vigneti sui terreni di famiglia. L’azienda è entrata in una nuova fase quando Paolo e Giovanni hanno deciso di seguire le orme del padre: la nuova cantina, inaugurata nel 2000 dopo oltre un anno di lavori, ha segnato il punto di svolta per il debutto sul mercato de Le Gaine come realtà agricola a tutti gli effetti.

“Il mercato stava cambiando ed abbiamo capito che era necessario fare questo passo – racconta oggi Paolo -. Già allora eravamo convinti che qui si facessero vini buoni e particolari: ma all’epoca scommettere su un territorio non particolarmente rinomato fu anche una scommessa”.

Oggi Le Gaine è una realtà di 13 ettari vitati, tutti in territorio di Bedizzole, in gran parte piantati nei pressi della sede aziendale. Al momento la produzione non supera le 50 mila bottiglie, vendute al 50% direttamente in cantina.

“Ho avuto l’ambizione di esportare ma in realtà negli ultimi anni ho incrementato soprattutto il mercato in zona, tra il Garda, Brescia le Valli, tra enoteche e ristoratori che per altro sono un ottimo veicolo di promozione fra i privati”.

Ma come sono i vini de Le Gaine? Cosa aggiunge Bedizzole alle caratteristiche classiche dei vini della Valtènesi? “I terreni sono i medesimi di origine  morenica – spiega Paolo – Ma il clima è meno influenzato dal lago: abbiamo temperature meno costanti ed i vini rispecchiano questo carattere. Sono forse meno gentili ma più potenti, strutturati e decisi con gradazioni decisamente più elevate”.

Le Gaine è un’azienda orientata soprattutto ai rossi con una tendenza a preferire i monovitigni lavorati rigorosamente in purezza: c’è un Marzemino (che, in ossequio al Bedizzole-style, risulta più potente dei cugini trentini), un Cabernet Sauvignon battezzato Preder (“Perché io lo vedo come un vino roccioso, maschio, imponente”), ben due Rebo, di cui uno elevato in barrique. E’ tuttavia il Groppello, anch’esso lavorato in purezza, che Paolo Cottini considera forse il vino più rappresentativo dell’azienda insieme al Valtènesi rosso (“Quello dove invece mi diverto a calibrare ogni anno la cuvèe”). Non manca il Valtènesi Chiaretto e poi i bianchi: un Riesling 100% (“Il Riesling di Cantrina era già apprezzato negli anni ’60 e ‘70”-, ricorda Paolo), uno Chardonnay, e ben due passiti, dedicati ai patroni di Bedizzole: il Sant’Acacio, più mieloso e strutturato, ed il Sant’Ermolao più lieve e bevibile, prodotti con Incrocio Manzoni, Chardonnay e Riesling.

Il futuro? “Puntiamo ad imbottigliare tutta la produzione ed arrivare sul lungo periodo alle 100 mila bottiglie – conclude Paolo -. Continuiamo ad investire nel miglioramento qualitativo: l’ultimo vigneto l’abbiamo rifatto quattro anni fa, con fittezze superiori ai 4000 ceppi-ettaro. I risultati non sono mancati: i riconoscimenti arrivati negli ultimi anni, non solo per noi ma anche per le altre cantine vicino alla nostra, hanno dimostrato che Bedizzole è un microcosmo che può esprimere prodotti di valore qualitativo particolarmente elevato”.

 

La bottiglia.

 

“Il Groppello? Io l’ho sempre interpretato in modo tradizionale: un vino fine, elegante, di beva: non ho mai cercato di renderlo quello che secondo me non è aumentandone grado e corpo”. Così Paolo Cottini spiega il vino cui tiene di più: nasce da uve Groppello 100% attentamente selezionate fra i sei cloni presenti in vigneto, vendemmiate rigorosamente a mano, vinificate in acciaio per un risultato già pronto per sbarcare sul mercato in primavera.

“Secondo la tradizione, lo trovo perfetto per il nostro spiedo e io rivendico pienamente questo carattere al Groppello: un vino di cui puoi bere anche un bicchiere in più, ma che rappresenti davvero e pienamente chi siamo”.

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