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Monte Cicogna, in memoria di Don Lisander

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Il nome, Monte Cicogna, arriva da una collina boscosa situata al centro di uno dei vigneti aziendali. Ed è con questo marchio che la cantina di Moniga del Garda, fondata negli anni ’30, si è fatta conoscere nel tempo per un’interpretazione particolarmente ambiziosa delle produzioni tipiche del territorio, diventando però al tempo stesso un nome affermato anche nel campo del Lugana.

“Una decina di anni fa abbiamo acquisito una decina di ettari in comune di Desenzano, zona San Rocco, che abbiamo cominciato a vitare fin dall’inizio seguendo un programma di impianti che si concluderà proprio nel 2016 – racconta Cesare Materossi, rimasto solo alla guida dell’azienda che fino a settembre dello scorso anno conduceva con il fratello Alessandro, prematuramente scomparso-. Il Lugana è stato senza dubbio un motore di sviluppo negli ultimi anni perché ci ha aiutato ad entrare su mercati dove faticavamo a farci conoscere”.

Il celebrato “bianco del Garda” si è quindi confermato come una sorta di locomotiva irresistibile anche per questa realtà famigliare attiva per l’esattezza dal 1935, che conta oggi a Moniga 12 ettari in produzione, di cui due piantati a Riesling Renano (“Crediamo ancora molto nelle potenzialità che questo vitigno riesce ad esprimere in Valtènesi”, dice Cesare) ed il resto dedicati sia al Groppello che agli uvaggi tipici del Garda Classico. Se aggiungiamo i 5 ettari e mezzo a regime a Desenzano, si arriva ad una produzione complessiva di 120 mila bottiglie, di cui 40 mila di Lugana che diventeranno 90 mila quando l’intera tenuta sarà a regime.

Monte 2

Monte Cicogna è innanzitutto un posto bellissimo da visitare, perso nella campagna di Moniga, a 500 metri in linea d’aria dalle acque del lago: è qui il vigneto principale dell’azienda, quello dal quale arrivano le uve per il celebrato Garda Classico Doc Rosso Superiore Don Lisander, l’etichetta più importante dell’azienda che lo scorso anno è stata anche selezionata per il Merano Wine Festival con l’annata 2011.

“Siamo stati la prima azienda in assoluto a venire scelta in una manifestazione prestigiosa come quella di Merano con questa Doc– racconta Cesare -. Per noi è stata davvero un’enorme soddisfazione essere ammessi nel gotha del vino italiano, dove per altro è stato scelto anche il nostro Lugana Santa Caterina 2014: un ulteriore motivo d’orgoglio, specie dopo una vendemmia davvero eroica come quella del 2014 che in Lugana ci ha visto raccogliere non per grappoli ma per chicchi. Ma abbiamo insistito ed alla fine i risultati ci hanno premiato”.

Nella gamma Monte Cicogna si distinguono anche il Beana, un Groppello particolarmente rotondo, morbido, quasi setoso, caldo, di immediata piacevolezza, ed il Siclì, un Chiaretto di Moniga che ad un delicatissimo colore rosa contrappone una natura scattante e fervida, che conquista subito con un’acidità ben contrappuntata dalla sapidità tipica del territorio. Ma Materossi è giustamente orgoglioso anche del Torrione, il Riesling 100% di cui si diceva, o del 60 Mesi, un Metodo Classico con cinque anni di lieviti sulle spalle che arriva da un piccolo vigneto di Chardonnay. Non manca una piccola produzione di extravergine, che arriva dalle circa 900 piante a dimora nella tenuta aziendale.

“Esportiamo circa il 20% della produzione ed arriviamo non solo in Germania ma anche negli Usa e in Cina – spiega Materossi -. Quest’anno completeremo come detto l’investimento in Lugana: peccato che circa un ettaro e mezzo dei primi che abbiamo piantato a Desenzano ci verrà portato via dai lavori per la Tav, Ma noi resisteremo e cercheremo di supplire con i nuovi impianti”.

 

 

La bottiglia.

 

Don Lisander era Alessandro Materossi, fratello del nonno dell’attuale proprietario Cesare Materossi, che acquistò l’azienda nel 1935: un personaggio molto in vista per quegli anni, da qui l’appellativo di Don cui si contrapponeva Lisander, versione dialettale di Alessandro. Oggi, il vino che da lui ha preso il nome è dedicato ad un altro Alessandro Materossi, il fratello cantiniere di Cesare, scomparso nel settembre 2015, al culmine di una delle vendemmie più belle che si ricordino in zona. Era stato proprio lui a concepire tanti anni fa questo rosso ambizioso, che come spiega Cesare “nasce con l’intenzione di esaltare le caratteristiche speciali delle nostre uve allevate qui in Moniga, nei vigneti accorpati alla cantina, che stanno in linea d’aria a 500 metri dal lago e risentono della ventilazione diversa, del Peler che puntuale come un orologio arriva all’alba ad asciugare e carezzare le uve”. Il vigneto portante del Don Lisander ha circa 40 anni: da qui arriva il raccolto che, per una percentuale del 50-60% circa, viene posto in appassimento in cassettine di legno depositate in fruttaio per un periodo di un mese e mezzo circa. Dopo l’assemblaggio, il vino viene posto ad affinare in barrique di terzo o anche quarto passaggio per un anno e mezzo circa. E poi ancora un anno di bottiglia prima di affrontare il mercato. Insomma, niente fretta per un vino che ha dalla sua anche una notevole longevità, se si pensa che Monte Cicogna attualmente sta vendendo il 2006 e che l’annata successiva prodotta è il 2011: quella presentata a Merano, quella dedicata alla memoria di Alessandro, il cui carattere si rispecchia ancora in un prodotto che è senza dubbio il “fuoriclasse” firmato Monte Cigogna, grazie alla sua capacità di rispecchiare fedelmente  nel bicchiere la singolarità e l’unicità del territorio di Moniga.

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