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Montecroce, nell’olio 2016 la dolcezza del Garda

Venturini

“Il 2016 avrebbe potuto essere l’anno record dell’olio gardesano: una campagna eccezionale che la comparsa della mosca dell’olivo ha rovinato anche se non compromesso”. Parola di Paolo Venturini (nella foto), a capo del frantoio Montecroce di Desenzano, insegna leader nel comparto dell’extravergine artigianale e d’eccellenza sul lago di Garda: una realtà di riferimento per il settore, che raccoglie e lavora in modo particolare la produzione dell’area che da Sirmione arriva fino a Manerba, veicolando anche i piccoli raccolti dei tanti appassionati, delle famiglie e dei piccoli agricoltori a carattere hobbystico.

“E’ proprio la loro oliva, che solitamente rappresenta circa il 50% del totale spremuto ogni anno dal nostro frantoio, ad essere venuta meno nell’ultima campagna – spiega Venturini -. Quest’anno le premesse erano per uno dei raccolti più abbondanti degli ultimi anni: ma l’arrivo della mosca ha colpito duro soprattutto in quei piccoli appezzamenti dove le piante non sono state seguite con i trattamenti consigliati dai tecnici ed assolutamente necessari per il contenimento del patogeno. Solo le aziende strutturate si sono salvate: per il resto le perdite sono state ingenti, soprattutto nell’area del medio-alto lago”.

Nonostante tutto, Montecroce ha chiuso la stagione di frangitura con un incremento produttivo nell’ordine del 40% rispetto al 2015.

“Considerati i presupposti possiamo dirci soddisfatti, anche se non è stata un’annata facile nemmeno per le maturazioni, visto che abbiamo avuto un’estate non particolarmente calda: anche il lavoro in frantoio ha richiesto un impegno raddoppiato a causa di un certosino lavoro di selezione. Ma alla fine ne è valsa la pena”.

Venturini, che ha parlato delle caratteristiche dell’olio nuovo del Garda anche durante un recente seminario ad Olio Officina Festival di Milano, non da dubbi: il 2016 è l’anno della dolcezza.

“Quest’anno abbiamo ottenuto oli di elevata piacevolezza, più dolci e morbidi, tipici di un’annata che ha esaltato la delicatezza spesso associata a Garda e Liguria. C’è senza dubbio un minor conteuto di polifenoli: questo significa note piccanti meno evidenti rispetto alle annate calde, e tipologie dalla vita leggermente più breve, da consumare preferibilmente entro l’anno. Queste sono le caratteristiche espresse dalla nostra zona durante l’ultima campagna: un’impronta di fronte alla quale il frantoio non può fare molto se non rispettare e mantenere le caratteristiche stesse dell’oliva maturata in un determinato contesto artigianale e su un certo terreno”.

Montecroce ha un patrimonio di 10.000 piante di proprietà da cui deriva la materia prima per il Dop Garda Bresciano, referenza di punta del frantoio di cui sono stati prodotti quest’anno 100 quintali (contro i 60 del 2015): altra etichetta di riferimento il monocultivar Casaliva, che si affianca all’extravergine base realizzato anche con le olive dei privati che lasciano il prodotto in conto vendita. Prodotti che si possono degustare ed acquistare direttamente in azienda (con prenotazione obbligatoria per i gruppi con pacchetto visita da un’ora e mezza), e che sono protagonisti in questi giorni di tasting professionali di altissimo livello con associazioni di sommelier dell’olio a New York ed in Giappone. Non solo: Montecroce organizza anche piccoli seminari di degustazione negli alberghi per far conoscere l’oro della riviera.

“Il bilancio resta positivo – conclude Venturini -. Abbiamo aumentato il livello di prevenzione in campo anche a fronte di quanto capitato in un’annata disastrosa come il 2014, e questo ha senza dubbio premiato. Certo però servirebbe un atteggiamento univoco di tutta l’olivicoltura gardesana. In caso di problemi gli interventi dovrebbero essere obbligatori per chiunque: sarebbe l’unico modo di difendere e salvaguardare un comparto divenuto uno dei fiori all’occhiello del Lago di Garda”.

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