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Pasini San Giovanni, debutto bio in “Rosagreen”

Pasini San Giovanni

E’ una delle cantine storiche della Valtènesi: un’azienda che da anni lavora per reinterpretare la tradizione in chiave moderna e contemporanea, adeguando il proprio stile alle emergenti esigenze tanto del consumatore quanto dell’ambiente. Da una profonda consapevolezza verso la tutela del territorio ha del resto preso corpo la svolta biologica di Pasini San Giovanni, importante insegna di Raffa di Puegnago che rappresenta ormai anche una delle più significative realtà nel comparto del Lugana. Una scelta di campo precisa, ufficializzata a Vinitaly 2015 con la presentazione dei primi due prodotti bio dell’azienda: il Valtènesi Chiaretto Rosagreen 2014, prodotto estremamente particolare in quanto vinificato esclusivamente con uve Groppello, ovvero con il vitigno autoctono che contraddistingue la produzione della Valtènesi, ed un Lugana 2014, realizzato in una prima partita di 9000 bottiglie circa. Si tratta di due prodotti al momento ancora di nicchia, che rappresentano però due importanti segnali dai quali prende il via un percorso impegnativo, che si concretizzerà in poco tempo nel completo passaggio dell’azienda al regime dell’agricoltura biologica.

“Dallo scorso 1 luglio siamo entrati nel regime triennale di conversione richiesto dalla normativa italiana – spiega Paolo Pasini, responsabile commerciale dell’azienda -. Il progetto riguarderà sia i 26 ettari di vigneto in Valtènesi che la tenuta da circa 10 ettari che possediamo in Lugana, recentemente ampliata con ulteriori tre ettari di vigneto. Anche i conferitori storici, che forniscono alla nostra azienda circa il 20% dell’uva che utilizziamo ogni anno, seguiranno il nostro medesimo procedimento”.

L’adozione della metodologia biologica rappresenta un rafforzamento di una politica produttiva ecocompatibile che l’azienda ha cominciato a perseguire già alcuni anni fa, aderendo al progetto per il calcolo dell’impronta carbonica e compiendo altre scelte importanti in materia di alleggerimento del packaging. Ora arriva questo nuovo impegno “green”, che una volta a regime coinvolgerà l’intera produzione: circa 300 mila bottiglie suddivise in 15 etichette, esportate al 40%, soprattutto negli Usa ed in Germania.

“Questo passaggio rappresenta per noi un approdo ormai inevitabile – conclude Paolo Pasini -. Sono convinto fin d’ora che la maggiore attenzione che riserveremo a questo territorio così delicato non potrà che ripagarci sia in termini qualitativi che di immagine”.

 

La bottiglia.

Pressochè obbligato l’assaggio del nuovo “Rosagreen”: non solo perché è il primo Chiaretto bio firmato Pasini San Giovanni, ma anche e soprattutto perché realizzato esclusivamente con uve Groppello al 100%, provenienti per altro da vigneti coltivati all’interno del vicino Garda Golf. Da qui la scelta del nome, che richiama la filosofia “green” dell’azienda ma anche i “green gardesani” sui quali molti appassionati giocano ogni anno.

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