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In un libro i segreti della cuoca del Vittoriale

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Il suo nome era Albina Lucarelli Becevello. Ma Gabriele D’Annunzio la chiamava “Suor Intingola”: era la cuoca che seguì fedelmente il Vate dagli anni veneziani fino al “buen retiro” del Vittoriale di Gardone Riviera, sul lago di Garda,  dove il grande poeta era solito comunicare con lei per mezzo di una serie di piccoli biglietti, inviati ad ogni ora del giorno e della notte. Quei piccoli messaggi, spesso maliziosi ma anche affettuosi, sono ora stati raccolti nel libro “La Cuoca di D’Annunzio- I biglietti del Vate a Suor Intingola”, scritto da Maddalena Santeroni e Donatella Milani e pubblicato da Utet. Il sottotitolo, “Cibi. menù, desideri e inappetenze al Vittoriale”, sintetizza a perfezione il contenuto di un volume che rivela piatti, profumi, ricette e sapori che un tempo caratterizzavano con ogni probabilità le cucine del Vittoriale. Tante le richieste che D’Annunzio avanzava alla fidata suor Intingola: dalle costolette di vitello alla frittata, dai cannelloni alle patatine fritte, dalle pernice fredda per finire con biscotti e cioccolata, ma soprattutto uova sode, alimento di cui il poeta andava così ghiotto da paragonarne gli effetti a quelli di una “estasi divina”.  “A casa d’Annunzio perfino il cibo diventava fonte di piacere, di coinvolgimento emotivo, di seduzione, di bellezza»-, scrive Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale degli Italiani, nell’introduzione al libro, che verrà ufficialmente presentato domenica 10 maggio al Vittoriale in occasione delle celebrazioni per i 40 anni di apertura al pubblico della Prioria.

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