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La Basia, viaggio nell’Eden del Chiaretto

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Esiste una Valtènesi situata al di fuori delle rotte turistiche obbligatorie della grande arteria stradale che congiunge Desenzano a Salò: un paesaggio spesso poco visibile ma ancora integro, dove ritrovare l’anima autentica del territorio. La località Basia, nel perimetro del comune di Puegnago, è senza dubbio una di queste oasi fuori mano, capace di regalare al visitatore la quieta bellezza di scenari mozzafiato: qui, dal 1975, ha preso avvio l’avventura di un’azienda che fin dal nome, La Basia per l’appunto, ha scelto di integrarsi rispettosamente con l’ambiente circostante. Quarant’anni dopo, l’agricola condotta da Giacomo Tincani con i quattro fratelli è diventata una delle insegne più seguite ed apprezzate della Doc Valtènesi: una realtà che ha saputo imporsi grazie al carattere mai scontato dei suoi vini, guadagnandosi apprezzamenti a ripetizione soprattutto per un Chiaretto particolarissimo fin dal nome, La Moglie Ubriaca (cui, nella gamma dei rossi, fa ovviamente da contraltare La Botte Piena).

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La Basia di oggi è frutto dell’intraprendenza e della dedizione di Elena Parona, milanese, mamma degli attuali cinque proprietari: una delle più apprezzate donne del vino del lago di Garda, prematuramente scomparsa nel 2014. Subito dopo la laurea in agraria, la signora Elena scelse di occuparsi personalmente di questa tenuta di famiglia da 25 ettari, intuendo fin dall’inizio che la vocazione dell’azienda era nel comparto vitivinicolo oltre che in quello turistico: da qui la decisione di sviluppare il vigneto (oggi arrivato a 4,5 ettari, con Groppello, Marzemino, Barbera, Sangiovese e Rebo allevati in impianti di 4500 ceppi/ettaro), di riconvertire le antiche stalle per vitelli in un maneggio, e di realizzare nel contempo una cantina (finita nel 2004) oltre a tre appartamenti indipendenti per i pochi fortunati che ogni estate riescono ad organizzarsi una vacanza in questa vera e propria valle dell’eden a pochi passi dalle acque gardesane. La Basia è quindi oggi una vera e propria azienda multifunzionale: un agriturismo, un centro ippico che ospita circa 35 cavalli (di cui la maggior parte a pensione ed una decina della scuderia), con cui si fanno attività didattiche, sportive (ci sono ben due team che fanno riferimento al maneggio) ed ippoturistiche, legate in particolar modo alla bellezza di una zona che offre innumerevoli possibilità escursionistiche nella quiete e nella bellezza della natura. E poi, naturalmente, ci sono i vini, quei vini che Elena Parona ha immaginato e fatto crescere nel tempo, lasciando un’eredità che i suoi ragazzi hanno raccolto fin dal 2014 con la loro prima vendemmia effettuata da soli.

Elena Parona

“Non è stata una sfida da poco – racconta Giacomo Tincani -. Intorno a mia madre era cresciuto nel tempo un clima di affetto e di grande stima, nonostante il suo, specie agli inizi, non sia sempre stato un percorso facile: lei in fondo era una donna che cercava di operare da sola in una zona dove certe tradizioni rurali sono ancora oggi molto radicate. Ma la sua virtù è sempre stata un’incrollabile costanza, che ha coltivato e rafforzato a dispetto del suo carattere poco invadente, quasi silenzioso”.

Giacomo Tincani

Inizialmente Giacomo si era affiancato alla madre per seguire l’aspetto commerciale: oggi cura anche la produzione, in un’ottica gestionale equamente suddivisa con i quattro fratelli, ognuno dei quali ha una sua precisa competenza, e con il padre. Dalla cantina de La Basia escono ogni anno 30 mila bottiglie di vino, vendute per oltre il 50% all’estero, anche negli Usa: oltre ai già citati La Botte Piena e La Moglie Ubriaca, c’è un piccolo quantitativo di Marzemino, denominato Le Morene, oltre a due rossi riserva, L’Estate di San Martino e Predefitte, rispettivamente un Valtènesi Doc e un Igt Benaco Bresciano a base Rebo, prodotti solo quando l’andamento delle annate lo consente. La cifra identificativa dei vini targati La Basia sta principalmente nel grande equilibrio, ma anche e soprattutto nella capacità di sfruttare le singolarità di un suolo che si esprime quasi naturalmente in vini piuttosto magri, ma sempre di grande eleganza.

Uva Basia

“Il segreto vero è tutto nel vigneto – dice Giacomo – Abbiamo ancora piante originarie di oltre 60 anni, che producono fin da prima che le  proprietà fosse acquistata. Sono queste viti a far la differenza in annate estreme come il 2015, che anche da noi è stato molto caldo e siccitoso, garantendo un frutto più equilibrato grazie ad un apparato radicale situato in profondità e quindi capace di recuperare le risorse idriche che mancano negli strati più superficiali”.

La Basia è anche una realtà impegnata nella difesa del meraviglioso contesto ambientale in cui è collocata: la vendemmia del 2015 ha segnato l’inizio del periodo triennale di conversione all’agricoltura biologica, ed il debutto sul mercato con le prime etichette certificate bio è previsto per il 2019.

“Per noi si è trattato di una formalità burocratica – spiega Giacomo -. Non avevamo mai considerato il bisogno di certificare un procedimento colturale che avevamo adottato già da tempo e che era per altro conosciuto dai nostri clienti sulla base di un rapporto fiduciario. Ma anche qui abbiamo deciso di raccogliere il testamento della mamma: lei diceva sempre che sarebbero stati i suoi figli a gestire il passaggio dell’azienda al biologico, ed allora abbiamo deciso di portare avanti questa idea”.

Basia 3

 

La Bottiglia.

 

Vietato mancare all’appuntamento con L’Estate di San Martino: un vino che sa esprimere al meglio le caratteristiche dei rossi del Garda, opponendo l’autorevolezza di una sobria, affascinante finezza autunnale alle lusinghe imponenti di tipologie più “muscolose”.

Senza dubbio tuttavia l’etichetta simbolo de La Basia è il Valtènesi Chiaretto La moglie Ubriaca, un rosé che è molto piaciuto negli ultimi tempi e che ha aumentato la notorietà della piccola cantina di Puegnago, riscuotendo grande attenzione anche fra gli addetti ai lavori. “Non è certo un vino tecnologico”-, ripete più volte Giacomo Tincani – Le sue caratteristiche vengono dalla cura particolare in campagna, dalla selezione accurata delle uve migliori, da terreni dove le potenzialità per un grande rosé si esprimono al meglio”.

La Moglie Ubriaca è un Chiaretto anomalo, che nasce da uve vendemmiate sempre ben mature (“Siamo quasi sempre gli ultimi a raccogliere in zona – conferma Giacomo – perché da noi le maturazioni sono avanti di 10 o anche 15 giorni rispetto al solito”) e da una lavorazione senza pressatura diretta ma con svinatura per gravità naturale. Sapidità ed acidità, ottimamente equilibrate, sono le sue caratteristiche più evidenti, oltre ad una longevità interessante che ha portato recentemente l’azienda a tenere in catalogo almeno due annate diverse: ed è del resto proprio dopo l’estate che La Moglie Ubriaca assume un profilo pienamente espressivo e godibile. Alla faccia di chi ancora pensa al Chiaretto come ad un vino a tempo, da archiviare frettolosamente a settembre.

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